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I miei passi frettolosi stavano diventando, uno dopo l’altro, sempre più rapidi, trasformandosi senza accorgermene in una corsa muta e senza meta.

I capelli sbattevano sulle labbra screpolate, gli occhi spalancati quasi lacrimavano dal vento e i miei respiri erano batuffoli di fumo cancellati in un attimo.

Faceva un freddo..lo zaino era pesantissimo, maledetti rientri pomeridiani. Non avevo nemmeno mangiato la merenda quel giorno. Per fortuna era finita. Da quando entrai a scuola quel mattino il mio unico desiderio era tornare a casa.

Il più in fretta possibile.

Il cancello era aperto. Mia madre lo lasciava sempre appoggiato apposta per me. Mi pulii le scarpe ed entrai in casa, appoggiai lo zaino vicino al caminetto, tolsi il grembiule e feci le scale di corsa per arrivare in camera. Ne avevo ancora di fiato. Avrei potuto correre per chissà quanto ancora.

Tolsi il giubbotto e la sciarpa e mi infilai sotto le coperte. Accomodai il cuscino, presi il libro in mano e iniziai a leggere.

Dopo le prime tre parole passai il libro dalla mano destra alla sinistra, automaticamente. La mano libera si fece posto fra le coperte ancora ghiacciate cercando il bottone dei jeans. Respiravo affannosamente dalla corsa, avevo le mani gelide. Riuscii ad aprire il bottone e tirai giù la cerniera. Il mio corpo era così sensibile che percepii l’impronta digitale dell’indice sfiorarmi il monte di Venere. Ebbi un brivido. Il libro continuava a rimanere saldo sulla mano sinistra, mentre con l’altra faticavo a sfilare i pantaloni un pezzo per volta. Ma era una fatica ricompensata. L’eccitazione che serbavo prendeva sempre più forma nella costrizione in cui il mio corpo tormentato si trovava. Dimenarmi sul letto con i jeans ancora alle ginocchia faceva salire un calore innato che invadeva completamente il mio corpo, facendomi sudare.

Ce la feci. I pantaloni erano a bordo del letto sotto le coperte. Non resistevo più. Le dita magre si infilarono sotto le mutandine, sorpassarono il ciuffetto di riccioli e un mondo meraviglioso si aprì davanti a me.

Che straordinaria libidine, che energia infinita, che perdita di ogni ragione mi davano quelle carezze nella mia femminilità. I movimenti erano sempre gli stessi, lo sfregamento prima delicato era ora diventato un po’ più crudo, più ritmato. Automaticamente le gambe si spalancarono, la schiena iniziò a curvarsi e sentii il contatto della mia pelle su ogni cosa in maniera più intensa. Sembrava di toccare molecola per molecola la copertina del libro, sentivo il cotone grosso delle lenzuola con le natiche, le dita dei piedi stringevano jeans a fondo letto.

Più i polpastrelli sfioravano quella copia della bocca così sensibile, più vedevo fiumi, laghi e tutti i mari farmi annegare in un oasi celestiale.

Erano mesi che tornavo a casa da scuola e ripetevo lo stesso rituale. Era diventato un appuntamento fisso, la mia soap opera preferita. Non giocavo più con le mie compagne di scuola, stavo bene solo con me. Volevo rimanere con me e la mia fantasia. In quei momenti potevo esplorare quello che volevo e condurre la mia mente a desiderare nient’altro che me stessa. Mi sentivo viva, pura, totalmente bollente, mi sentivo una fiamma. La mano iniziò a muoversi vorticosamente, più la muovevo più cresceva la mia umidità. Stava crescendo un fuoco dentro di me. Più aumentava più sentivo un calore enorme voler uscire dal mio corpo. Il libro cadde. Sentii la testa scoppiare. Il mio corpo liberarsi di così tanta energia intrappolata in appena 40 kg. Rimasi immobile, rigida. Con occhi e bocca spalancati, come per far fuoriuscire del tutto la tensione che aveva accumulato il mio corpo. Ripresi a respirare regolarmente, il battito calò i toni e il mio viso si distese. In quei momenti, mi dicevo che la pace nel mondo era possibile. Basta essere in pace con se stessi.

Sfilai la mano e me la portai alla bocca. Mi piaceva assaporarmi in quel modo. Ma qualcosa non andava. Quel sapore non andava. La luce era debole, la sera era ormai sopraggiunta.

Mi piegai sul lato per arrivare ad accendere la lampadina con la mano casta.

Click. Fiumi di porpora. Un film dell’orrore. Il letto, le coperte, io, eravamo completamente insanguinati. Satana si era impossessato di me in quel godimento estremo e peccaminoso. Iniziai ad urlare con tutta la voce che avevo, a tremare come le foglie d’inverno, a tenere quelle mani del peccato lontane dal mio corpo.

Entrò nella stanza mia madre con gli occhi fuori di sé.

MAMMAAAAAAAA!!!MAMMAAAAAAAAAAAAA!!”

Mia madre scrutò la stanza da destra a sinistra con gli occhi spalancati incredula di tanto orrore nella cameretta della sua bambina. Ad un tratto il suo viso cambiò espressione abbandonandosi ad un sorriso, mi prese sotto le sue braccia e mi porto la testa sul suo seno.

Ti è venuto il ciclo bambina mia.”

Io non mi muovevo da quell’abbraccio così tenero e sicuro. Ancora non sbattevo gli occhi dal terrore.

Ma appena realizzai le sue parole mi sentii sollevata, alzai il volto verso di lei e la guardai sorridendo.

Ricambiò lo sguardo incurvando di colpo le sopracciglia:

Tesoro….perché hai la bocca sporca di sangue?”

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Grazie Vale.

L’invenzione del secolo! Speravo esistesse un aggeggio del genere..

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Le amiche all’improvviso ti piovono con la soluzione in mano. E se non proprio in mano, attraverso un sito. Giorni fa (non a caso), mi lamentavo perchè nel periodo no per noi femminucce mi trovo sempre a far i conti con “cavolo li ho presi i proiettili questo giro?” e due minuti dopo sono in cerca delle chiavi della macchina per andare all’Acqua e Sapone.. Ma ragazze! Oggi c’è la soluzione! E si chiama Mooncup: un imbutino in silicone che va inserito nella pussy e va svuotato ogni 4-8 ore. Poi basta risciacquarlo e reinserirlo. Una spesa unica per tutta la vita! 😀 Basta Acqua e Sapone! Il prezzo non è nemmeno eccessivo: 29 euro più spese di spedizione sul sito oppure in farmacia a circa 36 euro oppure ancora nei negozi biologici. La confezione comprende l’imbuto e il praticissimo (…) sacchettino che lo contiene per portarlo in borsetta. E ce ne sono di due misure! Misura A per le super pussy e misura B per le pussyette! Vabbè..

Fin qui tutto bene, finchè mi metto a ragionare seriamente..rileggendo che basta risciacquarlo e reinserirlo mi son chiesta:”Ma se sono nei bagni dell’autogrill con l’imbuto in mano..devo uscire e risciacquarlo nei lavandini davanti al mondo?” e Mooncup risponde anche a questo!ma non come speravo.. Lo si può svuotare direttamente nel water e pulirlo con delle salviettine igienizzanti..ecco!Mi tocca andare  comunque all’Acqua e Sapone !

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