Quanto mi manca la pasta fatta in casa della nonna!”, “A me le polpette di mia madre!”, “E i bigné che faceva la pasticceria vicino a casa tua?!”.

 Universitari alla prima esperienza lontano dalla famiglia. Li sto a sentire mentre addento con forza il mio panino burro e pomodori.

 A me non manca nulla. Non ho mai mangiato la stessa pietanza cucinata dalla stessa persona tanto da potermici affezionare. Da quando avevo tre anni ho cambiato casa ogni anno, più volte all’anno. È capitato anche più volte nello stesso mese. Non sono abituata ad un tipo di pane, all’odore di una stanza, alla luce di una strada. Non ho nemmeno mai avuto alcun tipo di relazione con un essere umano, se non col salumiere del supermercato. Non ho un cellulare, non ho nessuno cui chiamare. Mia madre se n’è andata quando avevo quindici anni. Mio padre non l’ho mai conosciuto. Non ho mai avuto niente per più di due mesi tranne me stessa. Anche le unghie mi si rompono e mi abbandonano.

Non ho mai avuto un fidanzato. Non ho mai avuto nessuno che mi voglia bene.

Non ho niente di quello che ha la gente normale. Se non hai mai avuto nulla non potrà mai mancarti nulla. Non ho nulla delle cose che avete voi, ma voi non avete una cosa che ho io.

Ho una malformazione al viso da quando sono nata. Un rigonfiamento che copre tutta la parte destra della mia faccia. Dalla fronte al mento. Si. Sono un mostro. È tutto quello che ho. Tutto quello che non mi fa mancare niente perché non lo posso avere.

Prendo una pensione d’invalidità e l’istituto autonomo per le case popolari mi sposta spesso perché non vuole che la gente inizi ad etichettare l’appartamento in cui vivo come “la casa del mostro”. Così i vicini non fanno in tempo a schifarsi di me per più di due volte che sparisco.

Sono un fantasma. Un orrendo fantasma che si insedia per alcune settimane nelle zone residenziali e si aggira con quella testa grossa a terrorizzare la gente. Come potrebbe mai mancarmi qualcosa? Le facce dei bambini quando mi guardano con gli occhi spalancati? Il salumiere che affetta il prosciutto con una precisione mai vista pur di non guardarmi in faccia? Persino il venditore di rose cambia strada se m’incontra..

 Cosa volete che mi manchi? Tutto ciò? L’unica consolazione che mi resta é non aver mai avuto niente. Così non potrò mai sentirne la mancanza.

Come nessuno sentirà la mia.

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