Mi chiama Boom.

Dice che il suo cuore ha fatto così appena mi ha vista.

E mentre penso a sta cagata tipicamente maschile gli sussurro “Aspetta”, ma lui non sente, preso com’è dal mio collo. Il nuovo profumo fa effetto.

D’altronde stasera sono super. Vestitino appoggiato addosso e tacco quattordici. La gamba accavallata sembra staccargli gli occhi dal suo bel faccino come una calamita.

La gente ci passa attorno, ci sfiora, senza accorgersi di come mi sta assaporando sul divano senza nemmeno toccarmi. Continua a respirarmi addosso ed io a fatica riesco a dare un sorso al mio gin tonic. Lo scanso, poi ci sto, poi lo scanso di nuovo. Che stronza. Voglio, non voglio. Voglio. Altrimenti non mi sarei nemmeno seduta qui.

C’è un gran casino, gran bella festa. Bicchieri e gambe ovunque.

Gli prendo la mano e mi alzo. Mi segue senza aprir bocca. Non mi volto ma so che mi sta fissando il culo. E la cosa mi piace. Inizio a salire le scale e penso a quei film di adolescenti americani dove al piano di sopra si tromba sempre. Ha le mie chiappe a pochi centimetri, io ho il suo pacco a pochi centimetri. Non so dove andare. Cerco una porta aperta e ne trovo una socchiusa. Spingo piano e le fessure dei balconi lasciano entrare giusto quel filo di luce che illumina un letto in mezzo alla stanza. Un gran bel letto.

Boom. Chiudo la porta. Faccio tutto io. Lui è perso. Non capisce più un cazzo. Gli uomini in certe situazioni tornano bambini, li devi guidare.

Lo spingo sul letto e mi siedo sopra. Prima una gamba, poi l’altra. Inizio a baciarlo come fossi ubriaca, ma in realtà mi ha fatto solo venir voglia sto maledetto. Faccio anche la romantica infilandogli le dita fra i capelli e accompagnandogli la testa a seconda dei miei movimenti.

Lui non mi tocca nemmeno.

Asseconda i miei baci e nulla più.

Finalmente mi prende e mi accomoda sul letto con eleganza. Inizia a toccarmi standomi seduto accanto.

Con la grazie di un’elefantessa riesco a sfilarmi le scarpe mentre inizio a sentire le sue impronte digitali tatuate sul mio inguine. Inizio a perdere il controllo.

Sento i nostri respiri più affannati e la mia schiena curvarsi. Automaticamente apro le gambe. Che cavolo è istintivo. Quando cliccano sul pulsante le porte si aprono, è ovvio. Un pulsante bagnato in questo caso. La mia umidità m’imbarazza così riprendo in mano la situazione.

Per il colletto della camicia lo tiro verso di me, gli strappo un bacio e lo spingo sul letto con fare da assatanata.

Odio i jeans con dieci mila bottoni. Soprattutto quando mi sono appena fatta le unghie. Gli abbasso i pantaloni. Preferirei ricordare il suo nome piuttosto delle sue mutande.

Abbasso anche quelle e..

Boom. Mi fermo. Occhi sbarrati. Lui si accorge e mi guarda come un coniglio arrapato che vede avvicinarsi un cacciatore. Io lo guardo e a stento trattengo una risata alla Raffaella Carrà. Scuoto la testa, mi ricompongo e gamba dopo gamba scendo dal letto. Mi infilo le scarpe, accompagno il vestito sulle cosce e girati i tacchi esco dalla stanza.

Boom. Che botta sui denti.

A volte ferire un uomo da più soddisfazione di quattro orgasmi consecutivi. Se questo fosse mai riuscito a procurarmeli.

Scendo le scale come una diva e appena Fabio mi vede mi allunga un bicchiere senza smettere di ballare.

Boom. La serata è appena iniziata.

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